SCRITTURA CREATIVA: “COSì”

Si conclude anche quest’anno il Laboratorio di Scrittura. Il gruppo ha lavorato su due fonti di ispirazione: le emozioni e la regione in cui viviamo, le Marche. E perché non cimentarsi in un racconto che le inglobasse entrambe? Nasce così il primo concorso interno di Scrittura Creativa: 10 racconti che spaziano dalla contemporaneità, al periodo dell’Inquisizione, a un passato mitico, con un’unica ambientazione: la nostra bellissima regione. Per quest’anno vince Elisa Valentini con “Così”.
Arrivederci al prossimo autunno.

Inizia così.

Una notte lui torna a casa dalla discoteca, coi capelli appiccicati alla fronte per via del sudore e un sorriso esausto sulle labbra. Ha le guance rosse al di sotto della barba bionda, chissà se per il freddo o per quello che ha bevuto. Entra in camera da letto e lei è seduta con la schiena appoggiata ai cuscini e un libro tra le mani. Entra in camera da letto stringendo una pistola nella mano sinistra.

Lei solleva gli occhi e abbassa il libro. «Che fai?» chiede, senza alzare la voce.

Lui tende il braccio, puntando la pistola alla testa di lei. Preme il grilletto.

Click. Non c’è nessun proiettile in canna. Il caricatore è vuoto.

«Bang!» Lui ride forte. Appoggia la pistola sul comodino e si lascia cadere sul letto.

«Ti sei divertito in quel locale?» gli chiede lei sfiorandogli i capelli con la mano.

Inizia così.

Lei lo aspetta in Piazza Roma un pomeriggio di novembre, col vento che le scompiglia i capelli e spinge verso di lei l’acqua della fontana. Hanno un appuntamento. Lei è un anticipo, lui in ritardo. Un gruppo di ragazzini la supera, chiacchierando tra di loro e ridendo come se non avessero nessun posto in cui trovarsi in quel momento. Lei guarda i cavalli congelati nel marmo alle sue spalle e incomincia a chiedersi se sia l’unica persona in questa città ad essere intrappolata in un’agenda d’impegni e appuntamenti.

Le campane del duomo suonano le cinque e mezza e lui arriva.

«Ho avuto un contrattempo» dice stringendosi nella giacca leggera.

Lei gli porge la mano, lui la prende. Le dà un bacio sulla bocca e le sue labbra sanno di metallo e polvere da sparo.

Inizia così.

Cittadella è sommersa dalla neve. Non ne faceva così tanta dal 2012. Adesso come allora le strade ne sono piene, così come ne sono pieni i tetti e i campi appena fuori città. Gli amici di lui si divertono a gettarsi giù dal fianco della collinetta e rotolare giù fino a dove la terra ricomincia ad essere piana. Lei li osserva seduta sulla panchina più vicina, avvolta in un cappotto largo gonfiato dal vento. Sono come bambini: ridono e scherzano e si gettano giù in un precipizio innevato.

«Attento» gli dice quando lui sta per scendere. «Fa’ attenzione che se cadi male ti spezzi l’osso del collo»

Lui le sorride e gli occhi gli brillano di una strana luce. «Vedrò d’impegnarmi» afferma lasciandosi cadere.

Inizia così.

Una notte lui porta la pistola in camera da letto e posa la canna sulla gola di lei, che sta tentando di prendere sonno e dormire.

«È gelida» protesta lei rabbrividendo, agitando alla cieca una mano nel tentativo di scacciarlo. «Togli questa cosa da me»

Sospirando, lui reinserisce la sicura e si lascia scivolare il caricatore in mano. Lo svuota e mette i proiettili in fila uno dopo l’altro sul comodino, come i pezzi di un domino scintillante. Lei apre un occhio e lo guarda mentre lo fa. Guarda i proiettili sistemati in ordine sul mobile a pochi centimetri dalla sua testa. Si sporge in avanti e con la punta dell’indice spinge giù il primo della fila.

Fa lo stesso rumore che farebbe un re cadendo sulla scacchiera.

Tic.

Inizia così.

Il sole di giugno tinge di biondo la sabbia di Palombina e fa risplendere il mare come una lacrima. Lui osserva con la fronte aggrottata il taglio che le attraversa la mano destra.

«Come hai fatto?» chiede tracciando col dito il bordo della ferita. L’unghia dell’indice preme troppo a fondo, e il sangue ricomincia a scorrere giù per il polso.

Lei si morde il labbro. «Una conchiglia spezzata» risponde alzando le spalle.

Lui sta ancora guardando il sangue che gocciola sulla sabbia. Lo guarda per un attimo di troppo, fino a che lei non lo chiama per nome. Allora batte le palpebre, solleva gli occhi su di lei.

«Troviamo qualcosa per disinfettarlo» dice, e lascia cadere la mano.

Inizia così.

C’è uno scoiattolo morto a bordo strada. Un’auto deve averlo investito mentre tentava di attraversare. Una delle zampe anteriori è tesa di lato; la coda è rimasta dritta, in linea con il corpo. La testa è stata schiacciata sull’asfalto e il sangue si è già seccato in una macchia color ruggine.

Lei raccoglie un bastone e fa per spostare la carcassa, gettarla nell’erba oltre il marciapiede. Lui le afferra un polso per impedirle di farlo.

«Secondo te la pelliccia rimane morbida?» le chiede affascinato.

Lei storce la bocca: «Se provi a toccarla giuro che ti faccio lavare le mani con la candeggina» Dopodiché spinge il corpo dello scoiattolo nel prato aiutandosi col bastone e la punta dello stivaletto, e proseguono verso casa. Lui si volta indietro due volte.

Inizia così.

Una notte lui torna a casa dalla discoteca e porta la pistola in camera da letto.

«Lo sapevi che non sempre con un proiettile nel petto muori subito?» chiede sedendosi sul bordo del materasso. «Se vuoi andare sul sicuro, devi mirare alla testa»

Lei sospira e si volta su un fianco in modo da dargli le spalle. «È tardi» gli dice. «Vai a dormire»

Lui annuisce una volta e spegne la luce.

Inizia così.

«Ti fai sempre male» sospira lui, e fa scorrere il polpastrello sulla linea dei punti che le attraversa l’interno dell’avambraccio dal polso fin quasi al gomito. Al pronto soccorso hanno detto che un bicchiere le si è rotto tra le mani e che uno dei frammenti l’ha tagliata.

Lei traccia con gli occhi le linee bianche del Passetto. Sono seduti in cima al Monumento ai Caduti e da lì si vede benissimo l’inizio della scalinata che porta fino al mare. La balaustra è un tratto candido contro il cielo scuro. Chissà quanto è alta. Chissà quanto fa male cadere da lì. Chissà quante persone si sono lanciate da quel punto.

«Ehi» Lui fa pressione sulla ferita fresca, strappandole un gemito e riportandola alla realtà.

Lei libera il braccio dalla sua presa e se lo stringe al petto. «A te piace quando mi faccio male»

Inizia così.

Una notte lui torna a casa dalla discoteca, coi capelli appiccicati alla fronte per via del sudore e un sorriso esausto sulle labbra. Ha le guance rosse al di sotto della barba bionda, chissà se per il freddo o per quello che ha bevuto.

Inizia così.

Lei lo sta aspettando a letto, seduta con la schiena poggiata ai cuscini e un libro tra le mani.

Inizia così.

Entra in camera da letto con la pistola nella mano sinistra.

Inizia così.

I proiettili in fila sul comodino come pezzi del domino.

Inizia così.

Sangue sulle lenzuola candide.

Inizia così.

Una notte-

Una notte lui–

Inizia così-

Inizia—

Finisce così.

Una sera lei porta la pistola in camera da letto.

Lui la sta aspettando, disteso sopra le coperte con le braccia alzate come fosse in croce. Tutto il suo corpo è rilassato, ma i suoi occhi la seguono mentre si spinge fino ai piedi del letto.

Finisce così.

Bang.

Basta un colpo solo.

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